Presentato in Senato un ddl di tre articoli per garantire tempi più rapidi ai processi e introducendo la prescrizione corta. Con la nuova norma i processi al Premier finiti da tempo. Negli ambienti della Procura di Milano si parla della possibilità di sollevare eccezione di costituzionalità
ALGHERO - La giustizia va riformata, senza dubbio alcuno, garantendo il progressivo abbassamento dei tempi del giudizio, ma per fare questo, come è ovvio pensare, è neccessario per prima cosa investire più fondi per garantire più Giudici e snellire i processi. Un po tutto il contrario di quello che succede oggi in Italia, dove si continua a tagliare, dimezzare le potenzialità dei Tribunali (vedi Alghero e Nuoro in Sardegna) e delegittimare i togati.
Arriva oggi il disegno di legge sul processo breve in Senato, presentato dal Pdl e sottoscritto dalla Lega. Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione».
Per quanto riguarda la norma sulla prescrizione, il ddl prevede che l'imputato possa non avvalersi dell'estinzione del processo, presentando una dichiarazione in udienza. Il provvedimento, messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini, entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Durata ragionevole. Nell'articolo 1 del disegno di legge si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto: "Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma".
Applicabilità ai processi pendenti. Nella conclusione dell'articolato viene chiarito che "le disposizioni (sull'estinzione dei processi) si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla corte d'appello o alla corte di cassazione".
Angelino Alfano è chiaro: «Condivido lo spiriro e il senso della riforma, che va nella direzione dell'accelerazione dei processi». Ma fuori dagli ambienti del centrodestra il progetto - che ha come effetto quello di "tagliare" non solo i processi del Cavaliere, ma anche molti altri dibattimenti - provoca una vera e propria bufera. Anche costituzionalisti di area di centrodestra, come Antonio Baldassarre, esprimono forti dubbi e parlando di "incostituzionalità" e "imbarazzo".
Durissima la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, che parla di "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". «Gli unici processi che potranno essere portati a termine - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità».
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