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Red 8 giugno 2010
«Città sempre più anonima e grigia»
Abbattimenti, il coordinamento di Alghero Viva pone una seria questione su cui riflettere: «La città è diventata sempre meno azzurra, verde, oro e rossa, così come la descriveva il grande poeta algherese Rafael Sari»


ALGHERO - Il coordinamento politico di Alghero Viva ripercorre la recente storia degli abbattimenti nella città e riscontra una totale mancanza di progettualità e prospettiva che va ad impoverire drammaticamente Alghero. Di seguito l'intervento integrale di Luigi Addis, Valdo di Nolfo, Tore Scala e Carlo Sechi.

Dopo ripetuti annunci a mezzo stampa, comunicati con il ritmo dei bollettini di guerra, la ex capitaneria di porto ubicata sotto la Torre di S.Elmo è stata abbattuta con buona pace di alcuni e l’indifferenza di altri. Pare che per completare il piano demolitorio in città manchi solamente l’abbattimento del Lido Novelli, e tutto “sarà compiuto”. In verità rimane ancora qualche edificio significativo, ma vogliamo sperare che nessuno osi pensare di abbatterlo, come il cinema teatro Selva, l’ex Cotonificio, il manufatto di Maria Pia. La storia degli abbattimenti ad Alghero è cosa antica e risale ai primi del novecento con la demolizione di larghe parti delle antiche mura e proseguita sino ai nostri giorni, con opere di pregio a valore storico monumentale cancellate dalla furia demolitrice. Numerose le lacrime versate sulle demolizioni del passato (decisamente più tiepide quelle versate in seguito alle più recenti demolizioni), dalle mura alle tante ville liberty del primo novecento, per essere sostituite da brutti e anonimi palazzoni di nessun pregio. In troppi hanno già dimenticato l’abbattimento del Pou del Castell, dell’ex Seminario Diocesano, della vecchia stazione ferroviaria, delle antiche ciminiere simbolo della operosità della società algherese del passato, del vecchio mattatoio, delle antiche strutture ex militari vicine al Mariotti e altre ancora. L’abbattimento più recente riguarda la struttura dell’ex Saica, raro esempio di archeologia industriale, in uso per tanti anni ai fratelli Tardito, che poteva diventare uno spazio pubblico per diverse funzioni come è accaduto in importanti città italiane ed europee, soprattutto in aree portuali. In Sardegna abbiamo esempi virtuosi di buon recupero di vecchi manufatti utilizzati per fini culturali e turistici: l’ ex mattatoio e l’ex manifatture tabacchi di Cagliari, le ex officine di Carbonia e Serbariu, ed i tanti cinema teatro splendidamente riportati alla luce. Nel caso della ex Saica non valgono neppure le leggi dello Stato che vietano qualunque abbattimento di manufatti con più di 50 anni. Ci chiediamo quale sia il ruolo e la funzione della Sovrintendenza e di coloro che sono preposti alla tutela dei beni storici e del paesaggio. Nelle nostre città, dopo ogni intervento di abbattimento di antichi manufatti, compiuti in nome di una presunta modernità o di una distorta idea di “riqualificazione”, quasi sempre rimane il niente, spesso il brutto e l’inopportuno. In Alghero, per fare esempi concreti, dopo l’abbattimento dell’ex Saica, è rimasto una squallido per quanto utile parcheggio, ma a pagare il conto dell’esproprio saranno gli algheresi, quelli d’accordo e quelli in disaccordo. Intanto la città è priva di servizi, di luoghi per la socialità, di “fabbriche“ per la cultura. Il vero problema degli abbattimenti è progettare il dopo, l’uso e la destinazione del vuoto creato, la funzione a cui destinarlo. Nella storia della città alcuni beni sono stati colpevolmente abbandonati al degrado, al fine di ottenere la giustificazione politica per l’abbattimento, vedasi casa Manno e altri. E’ molto facile praticare questo tipo di politica, che raccoglie plauso e consenso popolare, mentre un serio piano di risanamento e restauro applicato secondo le vigenti normative, salverebbe il bene e faciliterebbe la realizzazione di una funzione e di un servizio in favore dell’intera comunità. L’abbattimento della vecchia capitaneria di porto, che ottiene il risultato di mettere in evidenza un bar ristorante, né bello, né monumentale, realizzato chissà con quali autorizzazioni a dieci metri di distanza dalla monumentale torre di S.Elmo, nonostante i limiti imposti dalle leggi, andava preceduto almeno dall’approvazione del piano particolareggiato del porto. Se si fosse costituita una società di gestione pubblica – privata del porto avrebbe dovuto governare e disciplinare l’uso dell’ex capitaneria, con importanti ricadute economiche, occupazionali e di servizi ai naviganti. La giustificazione amministrativa degli abbattimenti è contemplata persino nel piano particolareggiato delle zone B1 e B2, la cui applicazione indistinta ha di fatto cancellato l’Alghero del novecento. Gli algheresi hanno perso importanti riferimenti e le nuove costruzioni non sono quasi mai all’altezza delle vecchie abbattute. Alcune vie e quartieri non sono più riconoscibili e tutto è omologato da una edilizia di bassa qualità e ad alto profitto per i costruttori. Mentre alcuni si arricchiscono con la politica del mattone, Alghero s’impoverisce giorno dopo giorno, perché spariscono vecchie tipologie edilizie, antiche porte e finestre, elementi di arredo urbano sostituiti da materiali inadeguati. La città è diventata così sempre meno azzurra, verde, oro e rossa, così come la descriveva il grande poeta algherese Rafael Sari, e sempre più anonima e grigia.

Luigi Addis
Valdo di Nolfo (Consigliere Comunale)
Tore Scala
Carlo Sechi (Consigliere Regionale)
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