L´azzeramento della Giuta a causa di evidenti dissensi e la crisi che avanza. Il Governatore pensa alle dimissioni certificando, di fatto, un fallimanto anticipato della legislatura
ALGHERO - Solo due anni fa la netta vittoria alle regionali contro l'uscente Renato Soru, che aveva deciso di concludere anzitempo l'esperienza di governo per evidenti contrasti con la sua stessa maggioranza. Oggi la storia si ripete per Ugo Cappellacci, con una drammatica differenza temporale: la crisi è sopraggiunta quando l'Isola si trova in ginocchio in tutti i settori produttivi, ad appena due anni dalle ultime consultazioni elettorali.
"La Sardegna sarebbe dovuta tornare a sorridere" secondo lo slogan elettorale del Popolo della Libertà. Una frase importante e allo stesso tempo bene augurante, perche l'Isola si apprestava a cambiare bandiera e dare la fiducia al nuovo: in tanti avevano riposto speranze nel cambiamento. Ebbene, dopo due anni di governo del centro-destra e Psd'Az la Sardegna si ritrova in ginocchio. Basti pensare alla drammatica situazione delle imprese, dell'agricoltura, e alla terribile condizione giovanile che attanaglia migliaia di senza lavoro. Senza considerare le industrie che chiudono e i disoccupati che aumentano.
Non migliora la situazione infrastrutturale, con promesse mancate e mai mantenute dal Governo nazionale (emblematica la strada Sassari-Olbia). A cui si aggiunge la presa in giro per il mancato vertice del G8 alla Maddalena, e il trasferimento sempre rinviato dei fondi nazionali per le aaree sottosviluppate, mai autorizzati dal Cipe nonostante le rivendicazioni della Regione.
Dopo l'estenuante braccio di ferro per le poltrone di Giunta, Cappellacci pensa alle dimissioni. Forse un modo per spaventare gli alleati (non è nuova la tattica); ma a questo punto le dimissioni potrebbero essere il minimo nei confronti di chi ha creduto in un progetto che, se non si invertono le cose, è già miseramente fallito. Con la Sardegna che, purtroppo, piange più che mai. /
SONDAGGIO
Commenti