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A.B. 28 novembre 2010
Mario Bruno: «Non caschiamoci»
Il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, risponde a Daga, Tanchis e Tedde sulla diatriba legata alla nuova direzione cittadina con una lettera aperta


ALGHERO – Riportiamo la lettera aperta con cui il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale Mario Bruno, risponde all’assessore provinciale Enrico Daga ed ai consiglieri comunali Matteo Tedde e Gavino Tanchis, sulla polemica legata alla costituzione della Segreteria Cittadina.

Cari Enrico, Matteo e Gavino, il vostro comunicato-stampa, col quale mi “tirate per la giacchetta”, mi ha reso triste, soprattutto perché traspare, come in una vecchia liturgia che consideravo superata, un modo di fare politica che è lontana da me anni luce. Non sono mai stato un capo-corrente; anzi, non ho mai fatto parte di una corrente. Considero il partito un mezzo per fare politica e non il fine; lavoro da anni con i cittadini, iscritti e non al mio partito, che sono semplicemente interessati alla mia attività politica: ho contribuito a fondare un’associazione e cerco, attraverso tutti i mezzi possibili: radio, convegni, incontri, scuole di formazione, giornali, di svolgere una politica partecipata. Figuriamoci, se mi chiudo in una corrente! Personalmente, ho sostenuto lealmente, nelle primarie del Pd per la Segreteria Regionale, Francesca Barracciu. Mi sono dimesso dall’incarico di capogruppo regionale del Pd il giorno stesso dell’elezione di Silvio Lai. Il gruppo e lo stesso segretario regionale, all’unanimità, mi hanno chiesto di restare al mio posto, come garanzia di unità del gruppo e di stretto raccordo col partito. Cerco di svolgere il compito con coerenza e forte impegno, anche se rimane il cruccio di non poter dedicare tante energie alla mia città. Il Partito democratico, anche ad Alghero, non ha bisogno di ulteriori divisioni, ma di gente che si spende per gli algheresi senza guardare a sé. Abbiamo un’occasione storica di affrancarci da coloro che dall’esterno hanno sempre “guidato” gli algheresi alla divisione, per poi utilizzarci come marionette: non caschiamoci». «Dobbiamo superare questa fase per fare in modo che i partiti, strumento che l’Art. 49 della Costituzione assegna per fare politica, diventino veramente democratici, non una società per azioni in cui chi ha più tessere comanda, né una mera convivenza di clan che si ritrovano sotto una sigla. Lavorerò per questo, cercando di ritagliare più spazio per la mia presenza in città. Sulle altre questioni poste non sono in grado di rispondere: non ho potuto dare il mio contributo né per l’elezione del segretario, né per la composizione della Segreteria. Credo molto nell’autonomia delle persone e nella responsabilità. Mi auguro sia così anche per voi.
Vi saluto con amicizia, Mario Bruno.


Nella foto: Mario Bruno, capogruppo Pd in Consiglio Regionale
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