Un borgo medievale di appena 611 abitanti, sorto ai piedi del monte Sa Silva, ricco di palazzi storici e nobiliari, di arte e tradizione culinaria
BANARI - “Carrelas in Festa. Artes, Trastes e Sabores” (“ Strade in Festa. Arti, Saperi e Sapori) è la manifestazione che domenica scorsa, per il terzo anno consecutivo, ha saputo mostrare, ancora una volta, la grandezza del piccolo paesino di Banari. Un borgo medievale di appena 611 abitanti, sorto ai piedi del monte Sa Silva, ricco di palazzi storici e nobiliari, di arte e tradizione culinaria.
Un paesino dunque dalle profonde radici e dalla desiderosa voglia di raccontarle, a chi ancora si ostina a pensare a Banari come ad un luogo sperduto o ad una realtà che non c’è. Lo scopo di ”Carrelas in Festa” è appunto questo: guidare le nuove generazioni alla scoperta di un territorio ricco di sorprese, attraverso 45 tappe in tutto il paese, pensate con cura dalla vincente collaborazione tra amministrazione, cooperativa Roobinson e i ragazzi del centro sociale. Dalla piazza ci si addentra pian piano all’interno del paese, sostando nelle case dei banaresi per assaggiare i prodotti tipici locali: “pane frattau”, “su ghisadu” e “sa cozzula”.
Nei vicoletti per riscaldarsi con i “Fogarones” (tipici fuochi che nell’antichità si soleva accendere per strada, così da permettere ai poveri di ricavare un po’ di brace per cucinare e riscaldarsi) ed assistere agli spettacoli folcloristici dei gruppi itineranti: i tenores “Su Cuncurdu Baneresu”,” Prendas-Passu a tres”,”Mastros Dixie
Band”e il gruppo folk “Maria bambina”. Il tutto immerso in una cornice artistica, quella dei grandi palazzi storici costruiti con la tipica trachite rossa: il meraviglioso B&B “ S’Asilo”, antico palazzo nobiliare prima ed ex asilo di suore poi, ospitante, nell’occasione, una mostra di sartoria, “la casa del Bandito” la più antica abitazione di Banari e la dimora della signora Carmelina, completamente ristrutturata dall’artista di fama mondiale Giuseppe Carta.
E poi quella delle mostre più ricercate: “Sul filo della memoria” di Giuseppe Carta, l’esposizione dei giornali d’epoca, la mostra fotografica di Fernando Tonio Olia e la mostra “Sardegna museo a cielo aperto- La civiltà nuragica”; quella dei laboratori più esclusivi, tra i quali si distingue la colorazione della lana con colori naturali secondo una tecnica rarissima praticata solo da due persone in Sardegna; infine quella dei prodotti artigianali sardi e locali venduti all’interno delle case dei banaresi.
Insomma una scoperta che parte dalla parte più bassa della città, la piazza, e che man mano spinge verso l’alto regalando ad ogni tappa emozioni, come quella che ne deriva dalla grande ospitalità e cordialità degli abitanti pronti ad accogliere i pellegrini davanti al camino delle loro case, sapori, risate e nuovi incontri. Una salita consigliabile a tutti perché capace di condurre alla cima carichi di soddisfazione, come quando si giunge al termine di un percorso inaspettato. Ed ecco che da lassù la Banari che si vede in lontananza, distesa su di una piccola vallata circondata da monti, appare improvvisamente diversa: un piccolo gioiello che la natura vuole proteggere ma che ora, finalmente, non può più nascondere.
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