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Marco Vuchic 16 agosto 2012
Commenti: pioggia di denunce
Si moltiplicano le azioni legali sui casi di diffamazione nei commenti dei social network collegati alle varie testate giornalistiche, da Repubblica al Corriere fino al Quotidiano di Alghero, dove dalla moltitudine di lettori spuntano isolati casi da condannare


ALGHERO - Le Olimpiadi sono finite da qualche giorno, ma lo sport preferito dagli italiani prosegue indefesso, senza mostrare alcun segno di stanchezza: stiamo parlando dei commenti su facebook, la principale attività praticata quotidianamente anche dai nostri concittadini. Da quando Alguer.it ha aperto i propri articoli al variegato, e a tratti psichedelico, mondo del principale social network planetario (oltreché Twitter, Msn e Yahoo), si è scatenato un enorme afflusso di idee, pensieri, opinioni, pareri e consigli che hanno certamente aggiunto valore al dibattito pubblico, favorendo in tempo reale l'interattività dei lettori.

Purtroppo, come ogni innovazione fornita dal web, anche questa opportunità presenta il proprio "lato oscuro", quello che spinge i commentatori alla scorciatoia mentale, ad arrendersi al troppo facile tiro al bersaglio, alla denigrazione e all'insulto fine a se stesso, trasformando i propri interventi in una vera e propria gogna mediatica contro personaggi più o meno pubblici, entità civili e istituzioni politiche. La diatriba tra Wwf e i discepoli del decibel "liberalizzato", che ha tenuto banco nelle scorse settimane, è un esempio lampante di come sia stato sfruttato in modo inappropriato il social network.

Non sono mancati violenti insulti nei confronti di Carmelo Spada, il cui soprannome di "decibel" resterà il primo "cistu" digitale appioppato on line dalla comunità, ma si è andati ben oltre, arrivando all'incitamento alla violenza; un modo fascista, questo, di perseguire chi la pensa in modo differente e accoglie su di sè la responsabilità delle proprie idee, che siano condivise o meno. L'ultimo caso è quello che vede sotto attacco il corpo della Polizia Municipale dopo l'ammanettamento di un cittadino reo di essersi rifiutato di fornire le proprie generalità. Le proteste, i malumori e le crude parole che stigmatizzano l'operato della forza pubblica fanno parte della normale dialettica tra il popolo e chi deve far rispettare le leggi, nella leggiadra danza tra anarchia e abuso di potere, ma alcune frasi di dubbio gusto e i pesanti affondi fortemente volgari indirizzati nei confronti delle vigilesse, ritenute colpevoli di faccende di antica memoria, non apportano nessun contributo alla discussione se non quello di abbattere ogni ragionamento logico.

Usare i social network per rendere consapevole l'opinione pubblica è quasi un dovere più che un diritto, ma restare nei solchi delineati dalla convivenza democratica resta un tabù per molti, forse troppi, inconsapevoli di appartenere ad un perverso ingranaggio tecnologico, come lo è la rete, che vede la privacy e l'anonimato come pura illusione utopica. Nel frattempo le denunce si moltiplicano, gli avvocati si sfregano le mani e fischiano le parcelle. E pensare che facebook era nato per far colpo su una compagna di college... che sia diventata pure lei vigilessa?
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