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Red 25 settembre 2012
Tutte le domande sul Modello Alghero
Pasquale Chessa punta il dito contro quel berlsuconismo che in Sardegna sembra non voler finire mai: «finendo per scambiare Machiavelli con il manuale Cencelli». E denuncia il rischio di un decadimento della politica come pensiero e azione


ALGHERO - Nella discussione aperta da Sardegna Democratica, il sito politico culturale che fa riferimento al movimento di Renato Soru, interviene Pasquale Chessa, giornalista e storico, che vive a Roma, ma segue da vicino la politica e la vita della città dove è nato e fin dalla sua nascita è direttore di Alguer.it. Nel suo intervento Chessa, indicando nella scomparsa delle Oloturie (i cetrioli marini) dal mare di Alghero, non solo un segno di degrado ambientale ma anche culturale, ricalca un famoso attacco di Pier Paolo Pasolini, quando in suo scritto corsaro del 1975, faceva della «scomparsa delle lucciole» un indicatore del degrado politico e culturale dell’Italia democristiana. Scrive Chessa riferendosi al tempo berlusconiano che in Sardegna sembra non voler finire mai, cercando nuovi travestimenti: Come per le lucciole anche per le oloturie tutto è successo in un tempo «fulmineo e folgorante», circa una decina di anni fa. Coincide con la subdola idea che la politica non servisse più a niente e fosse solo un fardello pesante da sostituire con qualcosa di più leggero, liquido, fluido. Quel «qualcosa» si è mostrato in tutta la sua forza antipolitica quando il berlusconismo è riuscito a imporre alla Sardegna con un voto populista, piuttosto che popolare, la fine di un progetto possibile, economicamente compatibile, eticamente sostenibile.

Il punto è cruciale: perché la Sardegna di Soru non è stata un «noumeno», né un modello teorico ai limiti dell’utopia ideale e nemmeno un sogno collettivo, quanto piuttosto una concreta pratica politica densa di decisioni e di scelte cruciali fondata su una grammatica progressiva, talvolta ostica, ma adatta a cambiare il corso delle cose». Chesa continua riprendendo gli interventi di un altro scrittore, Marcello Fois anche lui sardo, di Nuoro, che vive e lavora a Bologna, ma senza perdere la «nazionalità sarda», che ha indicato un deficit di libertà e di cultural politica nel voto a Cappellacci che ha sconfitto Soru: «Ancora qualcuno almanacca sulle pagliuzze di Soru trascurando le travi di Cappellacci. Compresa quella parte di classe dirigente stigmatizzata proprio da Fois, quei «progressisti locali» che si guarderanno bene dal chiedere a Soru di tessere di nuovo, insieme a tutti i sardi, quella trama prematuramente interrotta prima che la nuova antipolitica ne laceri anche l’ordito. Finendo per scambiare il Principe di Machiavelli per il manuale Cencelli».

Per meglio inquadrare il suo ragionamento, Chessa accosta la sua metafora delle oloturie al racconto sul «Polpo della spiaggia della Speranza» scritto su Sardegna democratica da Carlo Mannoni, che con Alghero intrattiene un vivo rapporto fin da quando ci viveva ai tempi del liceo, tanto che si era parlato di lui come uno dei possibili candidati alle primarie del centrosinistra: «Come nelle antiche favole in cui sono gli uomini a fare la figura delle bestie, la scomparsa delle oloturie di Alghero racconta anche tutto questo. Ma c’è già stato un altro campanello d’allarme inascoltato: la vicenda del polpo della spiaggia della Speranza tragico protagonista della emblematica storia raccontata, con gran piglio letterario, da Carlo Mannoni proprio su questo sito appena dopo le elezioni comunali. Aveva imparato a giocherellare indisturbato fra i sassi della spiaggia, il polpo, simbolo di un cambiamento culturale, emblema di una ritrovata civiltà ambientale, stemma di una rivoluzione culturale in atto. Fino a quando non si è trovato fiocinato. Metafora del popolo algherese? Dell’elettore progressista e riformista che si aspettava nei primi cento giorni della nuova giunta, forse ingenuamente, che il disordine politico degli ultimi 15 anni potesse trovare un nuovo ordine condiviso?

Continua il direttore di Alguer.it, che ha lanciato per primo il dibattito sul "Modello Alghero", allargando la prospettiva: «Si perdoni la facile ironia. Ma la politica è fatta anche di scelte simboliche e di gesti emblematici quando si impongono scelte difficili. Per spiegare la felice condizione di ogni governante appena eletto, i francesi parlano di «état de grace» cioè quello «stato di grazia» in cui tutto è permesso, anche le scelte più impopolari ma necessarie. Potremmo citare con sussiego tutte le decisioni di sinistra di François Hollande (per dirne una: la tassa 75% sulle grandi ricchezze) se non ci sembrasse ingiusto chiedere al sindaco di Alghero di paragonarsi a una statista di rango europeo. Eppure sarebbe bastato poco a luglio e ad agosto, quando la deregulation ereditata dalla giunta Tedde ha toccato il suo punto massimo di non governo, rimediare con lo stesso piglio decisionista alla guerra dei decibel e alla proliferazione della mondezza che hanno devastato i siti di pregio della città, risorsa turistica primaria, dal porto alle spiagge e soprattutto al centro storico. Oppure intervenire per scongiurare il disastro ambientale del Calich. E adesso che la crisi politica, la chiamano «verifica», sembra dover rimettere in discussione la spartizione del potere, non si può evitare di segnalare le domande che sono sulla bocca di tutti. Marcello Fois, in una sequenza appassionata di interventi su Sardegna Democratica, ne ha fatto un florilegio significativo. Per esempio: “Il Puc verrà adeguato al Ppr Soru o si aspetta che si riesca ad applicare la riforma auspicata dalle Linee Guida di Cappellacci? Possiamo avere un elenco dei proprietari dei terreni interessati all'operazione Maria Pia? La dottoressa Scanu sborserà i soldi per la scuola pubblica o per quella confessionale?” Che cosa succederà del personale politico selezionato dal Centrodestra e sconsideratamente riconfermato dal Centrosinistra?»

Nella foto: Renato Soru e Pasquale Chessa ad Alghero
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