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Red 15 ottobre 2013
Alghero: Terremoto Pd 24 contro 4
Si acuisce la crisi ad Alghero. Sono 24 i membri del Pd, tra iscritti, direttivo e gruppo consiliare, che prendono le distanze da Tanchis, Tedde, Calvia e Scala che non hanno sottoscritto la mozione contro il sindaco. Salta il direttivo cittadino inizialmente previsto per questa sera


ALGHERO - «La mozione presentata in Aula dai consiglieri Cacciotto e Daga nasce da un percorso che il Partito Democratico ha intrapreso fin dal marzo scorso, legittimato dagli organismi del partito, democraticamente eletti e pienamente rappresentativi, chiedendo a gran voce un cambio di passo nell’azione amministrativa. Di fronte all’inerzia e alla difficoltà di Stefano Lubrano, anche come leader della coalizione, di capire e cogliere l’aiuto che gli veniva offerto dal Pd, mettendo a disposizione progettualità e competenze, il partito non ha potuto far altro che prenderne atto e con responsabilità avviare una riflessione che ponesse al centro la città».

Emiliano Orrù, Cici Peis, Carmelo Scanu, Melania Pinna, Gianfranco Anedda, Lucia Peru, Giovanni Sanna, Ornella Piras, Paola Melone, Piero Daga, Luca Madau, Salvatore Nieddu, Mario Pasquino, Carmelo Piras, Maria Antonietta Azzena, Massimo Canu, Salvatore Piccioni, Franca Chelo, Antonio Meloni, Francesco Barraccu, Sabrina Torturu, Gabriella Esposito, Enrico Daga e Raimondo Cacciotto non ci stanno e con una replica al vetriolo indirizzata ai quattro consiglieri comunali Democratici Tedde, Tanchis, Scala e Calvia rimandano al mittente le accuse, sottolineando come la decisione di sfiduciare il sindaco sia nata proprio scegliendo «il bene della città alle convenienze personali e di partito». Tra l’altro - si legge nella nota - proprio dal Partito Democratico sono giunte in modo unitario le indicazioni delle figure istituzionali a ricoprire incarichi assessoriali per collaborare col Sindaco nella auspicata svolta: mentre Mario Bruno e Enrico Daga, rispettivamente vicepresidente del Consiglio Regionale e assessore provinciale hanno dato e mantenuto la disponibilità, il capogruppo Matteo Tedde ha prima accettato e poi declinato l’invito. «A questo percorso hanno contribuito anche i consiglieri che oggi, riconoscendosi nelle posizioni del consigliere Calvia, lanciano accuse ignobili e infamanti contro quelle espresse democraticamente all’interno del partito».

Gli democratici pro sfiducia spiegano di come la mozione discussa in Consiglio Comunale «sia ben più moderata rispetto al deliberato degli organismi del partito», oltreché «l’occasione finalmente per parlare di punti qualificanti del programma». «Purtroppo - sottolineano - ancora una volta il sindaco ha eluso il confronto in aula, preferendo la dialettica dell’insulto e della demagogia spicciola». Particolarmente critici anche con «i quattro coraggiosi colleghi di partito»: «hanno deciso di non partecipare al dibattito, preferendo una ricostruzione anacronistica e scorretta, solo sulla stampa: scappano dai direttivi, si assentano dai consigli comunali, non hanno avuto neppure la volontà di difendere le posizioni del sindaco, lasciato da solo in Aula. Appare evidente chi, bramoso di qualche incarico e di visibilità, è disposto a barattare la propria dignità e difendere il proprio posto in consiglio comunale e chi vuole il bene della città».

«Una città senza guida politica - proseguono - paralizzata nell’azione amministrativa, in cui qualcuno cerca di servirsi delle istituzioni piuttosto che di servirle. Così come qualcuno cerca di servirsi del partito e laddove non ci riesce perché in posizione minoritaria nelle assemblee democratiche, riversa sulla stampa tutto il suo livore». Sempre ai «i quattro folgorati sulla via di Sant’Anna», i 24 firmatari ricordano alcuni passaggi: «c’è chi ha proposto la mozione di sfiducia, chi ha immediatamente rinnegato quanto affermato in conferenza stampa solo qualche ora prima, chi aveva giurato che si sarebbe rimesso alla volontà del partito e invece ha preferito dividere il gruppo». E a Matteo Tedde rivolgono un appunto in esclusiva: «unica nota positiva deriva dal fatto che finalmente sentiamo la voce del capogruppo: peccato che anziché unire alimenti frizioni e divisioni e preferisca ricostruire, infantilmente, agli organi di partito provinciale e regionale, una situazione assolutamente falsa, piena di ipocrisia e di becere accuse». «La risposta - chiariscono nel finale - è stata già fornita in direzione provinciale: gli organismi del Partito abilitati a decidere risiedono in città, si sono già espressi unitariamente e chiaramente. Nessuno può permettersi di sovvertire le decisioni democraticamente assunte: non lo consentiremo».

Nella foto: la presidente del consiglio Esposito, e il segretario generale Puledda
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