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Mariangela Pala 26 novembre 2013
Nouhaila Benbiga studentessa di Porto Torres
Intervista alla studentessa Nouhaila Benbiga, originaria del Marocco vive in Sardegna da 14 anni e frequenta il terzo anno dell'istituto nautico


PORTO TORRES - Intervista alla studentessa Nouhaila Benbiga. Originaria del Marocco vive in Sardegna dall’età di due anni e mezzo e rappresenta un esempio di integrazione riuscita. Frequenta la terza capitani del Nautico e nonostante la lontananza dal suo paese pare ci sarà l’Italia e soprattutto il mare nel suo futuro.
Da dove arrivi e quando sei arrivata in Italia?
«Arrivo dal Marocco e sono in Italia dal 2000, ormai da 14 anni, mio padre ci stava da 20 anni, era arrivato qui per turismo poi ha deciso di restare per motivi di lavoro e ha costruito una famiglia. Risiediamo a Sassari dove mio padre fa il commerciante».
Come ti trovi in Sardegna, e soprattutto in questa scuola?
«In Sardegna mi trovo benissimo, mi hanno sempre accolta bene e questa scuola rappresenta per me una seconda famiglia, credo che una delle scelte migliori che ho fatto nella vita sia stata quella di essermi iscritta al Nautico».
Rifaresti dunque la stessa scelta?
«La rifarei perchè ho una grande passione per il mare, dopo il diploma spero di lavorare, di imbarcarmi e di stare a contatto con il mare, non vedo altro che questo nel mio futuro».
La tua famiglia ha condiviso la scelta della scuola?
«Si perché rappresenta il mio futuro, la responsabilità di una scelta sbagliata è solo la mia e non dei miei genitori, che sono contenti se sono contenta anche io».
C’è qualcosa che in questo paese e in particolare in questa scuola non ti soddisfa?
«In base alla mia esperienza , posso dire che non ho mai subito discriminazioni, non mi hanno mai etichettato come «marocchina», mi hanno sempre considerato per quello che valgo, forse perché vivo qua da piccola e ho imparato la lingua che mi ha permesso di integrarmi più facilmente».
Com’è ambientarsi in un paese straniero?
«Significa accettare che esiste un’altra religione, io sono musulmana, significa adeguarsi ad una vita diversa, anche se il Marocco in questi ultimi anni si è industrializzata e quindi risulta più aperta verso le altre popolazioni. La tradizione religiosa resiste ancora forte nei piccoli paesi del Marocco, ma non più nelle grandi città».
Non senti la mancanza del tuo paese?
«Ogni anno ho l’opportunità di ritornare nel mio paese, ci vado per vacanza, per incontrare i parenti, anche se mi sono abituata a stare qui sento per il mio paese molto affetto, e in particolare per mia nonna che è sempre stata una figura molto importante per me. In Marocco ci sono le mie radici per cui non vedo l’ora tutti gli anni di ritornarci».
Che cosa significa essere un buon studente?
«Non penso ci sia una ricetta per essere un buon studente, ognuno ha la sua personalità il suo essere un buon studente. Per me essere un buon studente non significa solo andare bene a scuola, ma come ci si approccia con il prossimo, come ci si rapporta con gli altri, e come si ascoltano gli altri, dopo viene il fatto di essere bravo a scuola».
Che cosa si intende per “successo” scolastico per uno studente straniero?
«Per una studentessa straniera significa tanto avere successo scolastico, perché forse ci sentiamo sempre troppo giudicati. Essere a pari merito di un altro studente italiano rappresenta una ricompensa per te stesso e per la tua famiglia che ha creduto nelle tue capacità. Essere venuti qua in Italia e aver lasciato le persone care, significa avere fatto dei sacrifici che vengono ricompensati con la capacità di interagire e di stare in mezzo agli altri, questo è il mio successo scolastico».
Che cosa pensi di fare dopo il diploma? Perché?
«Spero di imbarcarmi il prima possibile altrimenti mi iscrivo all’accademia, ma sempre con l’obiettivo di lavorare a contatto con il mare, non mi vedo in altri posti. La scuola ha contribuito in questa mia scelta attraverso dei progetti che prevedono stage all’estero per imparare la lingua inglese, gli stage fatti sulla Tirrenia, tutte esperienze che ti fanno capire quale sarà il tuo futuro e il tuo lavoro».
In che modo partecipi alla vita sociale?
«Cerco di aiutare la scuola nelle sue attività e ora che sono rappresentante d’istituto chiedo alle varie classi che cosa vorrebbero fare, prima ancora di avanzare le mie proposte, vado incontro alle loro, perché penso che una cosa fatta di malavoglia viene fatta male, dunque preferisco che la proposta parta da loro. Cerco di soddisfare la maggior parte delle persone, i miei interessi vengono dopo».
Sei stata eletta (la più votata) come rappresentante degli studenti nel Consiglio d’Istituto del Paglietti. Cosa ti proponi di fare e come vedi l’Istituto Unico?
«Penso che stare insieme sia una forza, un vantaggio, per tutte e quattro gli istituti , compreso quello di Castelsardo. Ci si può confrontare e piuttosto che rischiare di chiudere tutte le scuole è preferibile stare uniti e presentarci come unico istituto capace di realizzare delle attività insieme. Io come rappresentante ascolto tutti e cerco di andare incontro alle esigenze di tutti. Come istituto stiamo preparando una raccolta fondi per gli alluvionati della Sardegna»
A proposito della tragedia che ha colpito la Sardegna …
«Noi ci stiamo muovendo per aiutare le popolazioni colpite e mercoledì 27 novembre ci sarà un’assemblea d’istituto per organizzare una raccolta fondi, e di tutto il materiale che occorre per aiutare gli alluvionati. Lo facciamo in collaborazione con la Croce rossa italiana, che provvederà a portare tutto ciò che riusciremo a raccogliere alle città maggiormente colpite dall’alluvione».
L’intervista a Nunzio Borra, rappresentante del Liceo, ha suscitato polemiche da parte degli studenti del Nautico, perché?
«C’è stata una parte dell’intervista in cui Nunzio Borra dice che gli studenti del nautico non permettono alla scuola di dare il massimo delle opportunità. Non ci sono dati che dimostrano che noi non rendiamo, che lo scientifico da di più e noi diamo di meno. Solo io posso giudicare la mia scuola e non mi permetto di giudicare lo scientifico. Non penso che lui si dovesse mettere a giudicare dal momento che non frequenta questo ambiente e non conosce i nostri insegnanti così come non conosce gli alunni di questo istituto. I miei insegnanti sono stati sempre disponibili, anche quelli che non sono del mio corso. Ma io li posso giudicare, mentre Nunzio non ha le basi per farlo, non ci sono documenti che dicono che gli studenti dello scientifico danno di più di quelli del nautico».

(nella foto: Nouhaila Benbiga)
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