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Mariangela Pala 20 gennaio 2016
Porto Torres, sciopero: «vendita inaccettabile, Eni torni indietro»
Dalle 6 alle 9 oltre duecento operai e i loro rappresentanti sindacali hanno presidiato l´ingresso dello stabilimento prima di riunirsi in assemblea. Una protesta promossa dai sindacati in contemporanea in tutti i territori d´Italia che ospitano gli impianti produttivi del colosso Eni


PORTO TORRES - Questa mattina la mobilitazione dei lavoratori del polo industriale di Porto Torres è iniziata prima dell’alba. Dalle 6 alle 9 oltre duecento operai e i loro rappresentanti sindacali hanno presidiato l'ingresso dello stabilimento prima di riunirsi in assemblea. Una protesta promossa dai sindacati in contemporanea in tutti i territori d'Italia che ospitano gli impianti produttivi del colosso Eni.

«Vogliamo certezze sul piano industriale e sugli investimenti nel ramo chimico, in particolare su Versalis, la sua vendita rischia di mettere la parola “fine” al progetto di Matrìca e alla chimica verde a Porto Torres e compromettere i livelli occupazionali», sostengono i lavoratori. Secondo i sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil) l'incontro con Eni e il ministero dello Sviluppo economico tenutosi a Roma il 12 gennaio è stato "insoddisfacente e inconcludente" confermando lo sciopero di otto ore di tutti i dipendenti di Eni e Saipem.

«Il fondo americano non è interessato a portare avanti i progetti di riconversione di chimica verde di Porto Torres, Porto Marghera e Gela. Una vendita inacettabile - hanno ribadito i sindacati - Eni deve tornare indietro». La cessione di quote di maggioranza di Versalis al fondo finanziario SK Capital, per Gianluca Bianco segretario nazionale Femca-Cisl, porterebbe allo smantellamento definitivo della chimica italiana.
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