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Red 22 agosto 2020
«La stagione turistica più difficile di sempre»
«Al suo cospetto, impallidiscono persino quelle legate agli anni della crisi finanziaria del 2001, anno dell’abbattimento delle Torri Gemelle, o quelle degli anni difficili a cavallo tra il 2008 e il 2013», dichiarano dagli uffici della Federalberghi-Confcommercio della provincia di Sassari


ALGHERO - Gli imprenditori sanno che, alla fine, contano i numeri. Sempre, soprattutto quando si devono stilare i bilanci, alla fine di ogni mese. La stagione turistica che scorre verso la sua fine, quest’anno con tutta probabilità anticipata rispetto al consueto, sarà ricordata come la più difficile di sempre. Al suo cospetto, impallidiscono persino quelle legate agli anni della crisi finanziaria del 2001, anno dell’abbattimento delle Torri Gemelle, o quelle degli anni difficili a cavallo tra il 2008 e il 2013. Nel nord ovest della Sardegna, evidentemente non è diverso che nel resto dell’Isola, o nel resto d’Italia. «Una parte delle strutture ricettive alberghiere iscritte in Associazione non ha ritenuto che ci fossero i requisiti minimi per sostenere il rischio legato all’apertura, le altre hanno sfidato le condizioni avverse, aprendo comunque i battenti dei loro esercizi – spiega il presidente della Federalberghi-Confcommercio della provincia di Sassari Stefano Visconti - certo per un periodo stagionale sensibilmente più corto rispetto al consueto. Infatti, aprile, maggio e giugno sono andati perduti per l’80percento delle strutture ricettive operanti, chiuse in quei mesi a causa del blocco della domanda turistica, a luglio le occupazioni medie camere si sono attestate intorno al 25percento del totale contro un valore medio prossimo all’85percento dello stesso periodo dell’anno precedente. Su agosto, una riflessione in particolare». Il mese principe delle vacanze in Sardegna merita un capitolo a sé, perché troppe sono le imprecisioni comunicative intorno all’andamento occupazionale agostano. «Per i primi dieci giorni, le occupazioni sono state decisamente sotto media ed insoddisfacenti, mentre nei dieci giorni centrali – sottolinea Visconti - l’occupazione letti è stata quella consueta del periodo e prossima al tutto esaurito, l’ultima decade segue l’andamento della prima».

Il mese di settembre è ancora indeterminato, posto che l’epidemia ancora spaventa soprattutto i segmenti di mercato interessati al prodotto turistico di periodo. «I clienti di settembre sono generalmente tedeschi, spagnoli, francesi ed inglesi, di fascia d’età matura, circa sessantacinque anni, e quindi poco inclini in questo momento ad investire in vacanza. In più, le comitive organizzate dai tour operator o dalle agenzie di viaggio faticano ad essere costituite, anche in virtù di un trasporto aereo carente». Una stagione disastrosa, le cui conseguenze si trascineranno anche a valere sui prossimi anni. “Nel 2020 – continua il presidente - dubito che una qualsiasi attività impegnata nel comparto ricettivo possa portare i propri bilanci per lo meno in pari. Non si riusciranno a coprire le spese generali, né gli ammortamenti. Ci si augura di salvare per lo meno i costi variabili legati all’apertura delle strutture». A far le spese di questa gravissima situazione, indotta dal Covid e dall’emergenza sanitaria conseguente, anche i collaboratori delle imprese turistiche ed il loro indotto. «Sul fronte delle assunzioni, le buste paga relative ai mesi di apertura sono il 50percento circa di quelle consuete, purtroppo per un periodo stagionale sensibilmente più corto. Per l’indotto, essendoci minori consumi, è possibile una perdita che si attesti intorno al 60percento delle produzioni abituali». I segmenti di fatturato relativi a banchettistica e convegnistica sono azzerati. »Chi aveva in programma matrimoni, eventi o convegni ha preferito annullare rinviando a tempi migliori, con ingenti perdite di ricavo per le imprese del comparto non solo ricettivo», aggiunge Stefano Visconti.

In merito alle misure che il Governo nazionale ha preso in aiuto delle imprese del settore, la posizione dell’Associazione è chiara. «Nessun Governo può disporre delle risorse che servirebbero per compensare i minori ricavi. Bene le forme di aiuto all’occupazione come la Cassa integrazione in deroga o il Fondo di integrazione salariale, a tutela del reddito dei lavoratori. Bene la cancellazione dell’Imu, tributo molto pesante per i proprietari di immobili alberghieri, cosi come il rinvio della ripresa dei pagamenti dei mutui bancari al 31 marzo 2021. Insoddisfacente invece il fondo perduto riconosciuto una tantum per il solo mese di aprile, alle imprese che avessero avuto cali di fatturato almeno del 30percento, anche perché ad aprile non tutti sono già operativi per la stagione, e anche chi lo fosse stato avrebbe generato numeri marginali a valere sul quadro complessivo». Ora, concentrarsi sul 2021 pare difficile. «Navighiamo a vista, prigionieri di una latente ripresa dei contagi che rende impossibile una programmazione attendibile. Per questo motivo, la priorità dovrà essere la lotta all’epidemia, che passi per i comportamenti responsabili di esercenti e utenti, oppure per la ricerca di una cura o un vaccino. Ma questo, evidentemente, resta fuori dal nostro controllo», conclude il presidente della Federalberghi-Confcommercio della provincia di Sassari.

Nella foto: il presidente della Federalberghi-Confcommercio della provincia di Sassari Stefano Visconti
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