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Red 31 agosto 2020
Faita Sardegna: «Regione ci tuteli legalmente»
«Sono quantificabili in milioni di euro le perdite dovute ai disastri di questa campagna martellante quanto vergognosa contro la Sardegna additata come untore di Covid», accusa Faita Federcamping Sardegna, che chiama in auto la politica regionale


CAGLIARI - «Sono quantificabili in milioni di euro le perdite dovute ai disastri di questa campagna martellante quanto vergognosa contro la Sardegna additata come untore di Covid». L’accusa arriva da Faita Federcamping Sardegna, che chiede alla Regione autonoma della Sardegna «di tutelarci legalmente in tutte le sedi giudiziarie». Dopo Ferragosto, «con l’inizio di questa azione di disinformazione e diffamatoria – evidenzia il presidente di Faita Sardegna Nicola Napolitano - si è registrato un crollo e una massiccia cancellazione delle prenotazioni. Un danno quantificabile in diversi milioni di euro, con la perdita di centinaia di posti di lavoro e le ripercussioni sull’immagine per una intera Regione. La stagione era già di per se disastrosa, perché è partita monca, con tre mesi di ritardo, a luglio anziché ad aprile, ed abbiamo cominciato a vedere i primi risultati ad agosto e, con fiducia, guardavamo a settembre. Ma dopo Ferragosto abbiamo assistito a cancellazioni e disdette continue, con la definitiva compromissione della stagione che già contava la perdita dell’80percento del fatturato rispetto ai 230milioni di euro incassati nel 2019».

Per Faita Sardegna una doppia beffa, in quanto a maggio, insieme alla Regione, aveva chiesto un sistema di monitoraggio agli arrivi nei porti e aeroporti, in un momento in cui l’unica certezza che si aveva e ancora si ha, è che sono le persone il veicolo del Covid, e sono loro che lo portano in giro per il mondo. Un sistema, non di discriminazione come superficialmente è stato bollato, ma di tutela sia degli operatori, sia dei turisti, da utilizzare sia in entrata, sia in uscita e non riservato solo alla Sardegna, ma estendibile a tutti i territori senza circoscriverlo (questo si discriminatorio) a delle “zone rosse”.

«Invece, il Governo centrale – ricorda Napolitano - insieme a chi oggi ci addita come untori (sempre a torto visto i numeri), ci ha deriso, e ha descritto il metodo come limitativo della libertà personale, anticostituzionale. Oggi invece si vuole utilizzare il metodo da noi proposto, in modo discriminatorio, contro dei territori e non a tutela delle persone: si chiede per gli Stati identificati come zona rossa e all’interno dell’Italia lo vogliono istituire unilateralmente nel tratto Sardegna–Lazio, creando delle contrapposizioni tra fantomatici territori appestati e altri da proteggere. La Regione fa bene a rispondere duramente, ma deve tutelarci legalmente in tutte le sedi giudiziarie e pretendere che sia lo stesso Governo (che ci ha esposto a questa campagna) a cercare di porvi rimedio con una imponente campagna di comunicazione a favore della Sardegna per cercare di recuperare questa ultima parte di stagione magari riuscendo ad allungarla».
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